Verdiana
BIOGRAFIA
Sono nata 27 anni fa, in un posto bagnato dal mare e coperto dal sole, nel giorno più lungo dell’anno sotto il numero 21! Mio padre appena ventenne, era il musico ambulante di cui parlava Fabio Concato in una canzone il cui incipit diceva: “parli ma non sento qui c’è troppo vento”. Mia madre poco più giovane di lui sognava una carriera alla Ugo Fantozzi, le piacevano i numeri, ma alla fine le logiche matematiche hanno perso sul desiderio di prendersi cura di noi. La mia casa si è allargata negli anni, ma in origine era la casa dei puffi, 3 piccoli ambienti con dentro il necessario, mi piaceva vivere li, quel sentire tutto vicino mi dava un senso di protezione e di sicurezza. La musica circolava in casa mia in modo assolutamente naturale, tra i dischi della radio di nonno, tra le chitarre di papà e gli strumenti dei suoi amici con cui aveva una band e di cui era il cantante. Io lo imitavo con i miei strumenti del tempo, quelli facili da reperire e facili da trasformare, la classica scopa e la penna bic legata con il nastro adesivo. Il mio primo rapporto con il pubblico, “in pubblico”, avvenne a 3 anni con miei calzoncini color panna e il mio pullover amaranto, nell’oratorio della parrocchia dei Giuseppini con “Quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto”, ovviamente ci vollero un po’ di anni per capire cosa diavolo volesse dire la maglietta stretta e l’immaginazione. Le mie giornate trascorrevano tra un’arrampicata e l’altra sull’albero di more di mia zia Teresa con conseguenti mal di pancia e le cuffie AKG con la piastra delle musicassette che andava avanti e indietro in maniera maniacale, finchè non fossi riuscita ad emulare quello stesso passaggio vocale di alcune signore della musica che ascoltava il mio papà. Mi dilettavo inoltre in piccoli furti casalinghi durante le uscite di Tony Play (il mio vecchio) ,che non voleva toccassi la sua Di Giorgio tanto amata, ma è proprio in quelle ore che aiutata dai miei zii riuscivo ad imparare gli accordi. Lo spirito di iniziativa mi ha sempre accompagnata, e cosi a 8 anni mi sono iscritta autonomamente lasciando un messaggio in segreteria a BRAVO BRAVISSIMO, certo a mia madre prese un colpo quando il vecchio Mike richiamò a casa per comunicarci il luogo e il giorno delle audizioni, ma fu il primo vero sguardo sul mondo….. Una settimana a giocare e capirsi perfettamente con bimbi di ogni parte del globo, senza riuscire a spiaccicare una parola dell’altro. Inoltre tornai a casa contro l’incredulità dei parenti, con un secondo posto e un Cicciobello, cominciai a capire che questa cosa con la musica mi procurava sensazioni positive. Da lì in poi mi lanciai, ed ebbi la fortuna di non essere ostacolata in casa, arrivarono altre esperienze: “RE PER UNA NOTTE BAMBINI” con Sabani, “CANZONI SOTTO L’ALBERO”, “CARRAMBA CHE SORPRESA” con la RAFFA nazionale, e poi la prima verità che vive dietro ad una esibizione: la preparazione, l’attesa, “la paura del debutto e il tremore dell’esordio, ma tra la partenza e il traguardo, in mezzo c’è tutto il resto , e tutto il resto è giorno dopo giorno, e giorno dopo giorno è silenziosamente COSTRUIRE”. La costruzione di un percorso è articolata e piena di retrovie indispensabili a farti capire quello che sei e quello che vuoi, io mi sono ritrovata nei cavi da far su, le casse da tirar giù dagli stativi, le scalette scritte sui tovaglioli, gli accordi appuntati sui post it, un diario, la valigia sul letto di Julio, e un palloncino ad elio che ti permetta di volare lontano quando ne hai bisogno. Ho avuto la fortuna di accarezzare tante volte l’adrenalina di esperienze importanti, le sale di incisione da quando avevo 12 anni, SANREMO giovani nel 2003, le aperture di concerti che ti tolgono la stabilità dalle gambe come GIORGIA, ANTONELLA RUGGERO E VASCO, che ricordo come il primo infarto della mia vita, avevo solo 17 anni e di fronte 300000 leoni in aperta campagna da convincere a non lanciarti addosso qualunque cosa avessero in mano, non è stato semplice, ma sono ancora intera ed è volato anche qualche applauso, quella è stata la mia Woodstock. Sono 18 anni che vivo di musica, è il mio lavoro, me la sono reinventata in tutte le salse per riuscire a viverne a 360 gradi e oggi quella stessa adrenalina ho imparato a sentirla viva anche in concerti con 10 persone perché l’intensità e la tua voglia di arrivare deve essere sempre la stessa, non importa a quanta gente tu ti stia rivolgendo. AMICI mi ha dato l’occasione per far giungere la mia musica anche oltre il mare dove sono cresciuta, e di avere la mia chance nella musica da adulta, in un periodo storico in cui è difficile riuscire a farsi ascoltare. E’ proprio vero che costruire è sapere ed è potere rinunciare alla perfezione, una perfezione che per molto tempo ho rincorso con il fiatone prima di capire con gli anni che la bellezza e l’unicità di ogni cosa risiede proprio nel difetto. Nel mio percorso nulla è stato perfetto e ne sono contenta, perché oggi ho imparato il sapore del dolce e dell’amaro, forse ho vissuto alcune esperienze bruciando le tappe e avendo poca tutela di me stessa, abituandomi a vivere una vita che è sempre dieci passi avanti al mio orologio biologico e questo spesso mi ha portato a sentirmi troppo presto, già vecchia dalle medie, ma tornando indietro rifarei tutto, forse dando un peso diverso alle cose , ma le rifarei tutte, perché mi hanno insegnato la tenacia, e la voglia di fregartene di quello che dicono gli altri, se ciò in cui credi, pensi che sia giusto!